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8 luglio 2014: il Mineirazo

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8 luglio 2014: il Mineirazo

 

Di Lorenzo Corleto

 

Stadio Mineirao, Belo Horizonte, ore 17:00. I 22 calciatori entrano sul terreno di gioco accolti da un muro verdeoro che luccica senza trovare interruzioni. Sono in corso i Campionati mondiali di calcio 2014 in Brasile e la spumeggiante nazionale ospitante affronta la granitica Germania nella prima semifinale.

I precedenti tra le due compagini sorridono ai carioca, ma questi ultimi devono fare a meno di due giocatori per infortunio: Neymar e Thiago Silva, elementi indispensabili nello scacchiere orchestrato da “Felipao” Scolari.

I tedeschi, così come i loro avversari, hanno incontrato diverse difficoltà in quasi tutti i match della competizione e vogliono quindi lasciare il segno in questa partita dallo scenario cinematografico.

 

 

Dopo gli inni delle due squadre (da pelle d’oca quello brasiliano), l’arbitro messicano Marco Rodriguez sancisce l’inizio della sfida con un fischio forte e deciso, che accende l’animo dei 60.000 spettatori e infiamma di adrenalina un cielo terso e sereno.

I primi 10 minuti esulano dalla tipica fase iniziale di una partita di calcio: niente studio o timori reverenziali, ma subito ribaltamenti di fronte, contropiede, dinamicità da ambo le parti. Il possesso palla tedesco è accompagnato da fischi e buu di paura più che di odio, mentre ogni volta che i brasiliani si muovono verso l’aria di rigore avversaria i decibel aumentano e la palla sembra essere spinta dal pubblico.

All’undicesimo minuto la Germania, sull’onda del suddetto ritmo forsennato, passa in vantaggio: calcio d’angolo da destra battuto da Kroos, Muller si stacca dall’ingorgo creatosi al centro dell’area ed è libero di insaccare al volo di piatto. 1-0 per gli ospiti. Esulta Low, il coach dei tedeschi, ma la palla è già posizionata a centrocampo, segno che i brasiliani hanno subito intenzione di rifarsi.

 

 

La reazione carioca è però labile e si esaurisce in una potenziale occasione da gol per Oscar su cross di Hulk, ma la palla non giunge tra i piedi del trequartista per una provvidenziale deviazione di Boateng.

Il pubblico aizza i propri beniamini ad ogni contrasto e il clima, già ribollente, si fa ora sempre più incandescente: in seguito ad una scivolata dello stesso Boateng su Marcelo, considerata fallosa dai brasiliani (ma, a onor del vero, decisamente corretta), si accende una piccola rissa che costringe il direttore di gara ad intervenire.

Il nervosismo è alle stelle e presto si tramuta in delusione quando Miroslav Klose firma il 2-0 tedesco dopo una triangolazione sublime tra l’attaccante, Kroos e Muller (è il suo sedicesimo gol ai Mondiali, supera il precedente record di Ronaldo il Fenomeno fermo a 15).

Nemmeno il tempo di riprendersi dal colpo che Julio Cesar deve raccogliere di nuovo la palla dalla rete di porta dopo soli 2 minuti: cross di Lahm, liscio di Muller che favorisce Kroos alle sue spalle, il quale lascia partire un sinistro imprendibile all’angolino. 3-0 al 25’.

Un minuto dopo, errore di Fernandinho, lo stesso Kroos ne approfitta e ruba palla, duetta con Khedira e appoggia a porta sguarnita per il 4-0. Per la nazionale di Scolari, il sogno della finale in casa propria svanisce in appena un quarto di partita.

 

 

Incredibilmente, adesso sono i tifosi tedeschi a sovrastare vocalmente i supporter brasiliani, che si limitano ad emettere un brusio agghiacciante e a raffreddare un’atmosfera che si sarebbe prevista torrida per tutta la durata dell’incontro.

Tuttavia, la furia teutonica non sembra avere fine e al 29’ Khedira fa un gol fotocopia al precedente: scambio rapido con Ozil e piattone facile facile in corrispondenza del dischetto del rigore. 5-0. Marcelo prova a rianimare i suoi riportando velocemente il pallone a centrocampo come in occasione del primo gol, Scolari si sgola e dimostra, almeno apparentemente, di continuare a crederci, ma i volti dei brasiliani sono tutti maledettamente spenti e attoniti, sia sugli spalti, sia sul rettangolo verde. Nell’aria si avverte la sensazione che il fondo non sia stato ancora toccato e per i restanti 15 minuti della prima frazione il Brasile fa melina. Si è raggiunto l’apice dell’assurdo: una squadra fa melina, ovvero un possesso palla prolungato, per far passare i secondi, mantenere il vantaggio e non correre pericoli; i carioca, invece, tengono palla per paura di ricevere un’ulteriore batosta, snaturando così il loro stile di gioco quotato all’attacco e soprattutto esponendosi al pubblico ludibrio.

Dopo un minuto di recupero quasi ridicolo, i giocatori raggiungono gli spogliatoi tra un silenzio tombale misto a fischi timidi e rauchi.

 

 

La ripresa si apre con una grande occasione per i padroni di casa: cross dalla destra del neoentrato Paulinho per Oscar appostato a centro area, Neuer, col suo primo intervento importante della partita, smanaccia e “salva” il risultato. Già, perché la scorreria brasiliana è dettata da un moto d’orgoglio e nei minuti successivi la pressione rimane costante, ma nulla minaccia seriamente né la retroguardia tedesca né, ovviamente, l’esito finale.

La Germania, dal canto suo, rallenta intelligentemente i ritmi e soprattutto preserva alcuni giocatori per l’ormai assicurata finale, tra cui Klose, sostituito da Schurrle. Lo stesso attaccante in forza al Chelsea sigla il 6-0 alla prima vera azione offensiva.

Dal settore ospiti si alzano cori goliardici, ma in campo i giocatori rimangono imperturbabili e lottano come se la vittoria fosse ancora in discussione. Infatti, al 79’, di nuovo Schurrle, servito da un Muller in stato di grazia, segna il settimo gol che sprofonda il Brasile nel baratro più buio: la nazionale sudamericana non aveva mai subito prima d’ora 7 gol in una partita valida per i campionati mondiali.

Alcuni tifosi sono in lacrime, altri scuotono la testa, altri ancora escono anticipatamente dallo stadio.

A poco serve il gol della bandiera di Oscar nei minuti finali, anzi esso assume il significato di un’umiliazione ancora più netta e memorabile.

Senza nemmeno un secondo di recupero, Marco Rodriguez fischia la fine della partita e dà adito a scene che passeranno alla storia: Luiz Gustavo si inginocchia e prega, Neuer ringrazia i pochi tifosi brasiliani che lo acclamano, Muller e Schweinsteiger consolano un disperato David Luiz.

 

E’ il Mineirazo, che prende il nome dal Maracanazo, evento nel quale i carioca persero 2-1 contro l’Uruguay nel 1950 sempre ai Mondiali, mancando così la conquista della Coppa Rimet.

Corsi e ricorsi storici, direbbe Giambattista Vico. Ma l’Illuminismo, in questo caso, c’entra poco: l’8 luglio 2014 sarà sempre una data oscura per tutti i brasiliani, appassionati di calcio e non.