Wimbledon, dove tutto è così... bianco

Wimbledon, dove tutto è così... bianco

Di Lorenzo Corleto

 

Scopriamo la storia che si cela dietro la tanto ferrea quanto suggestiva regola del torneo londinese, al quale si può partecipare solamente vestiti di bianco. Un degno (e raro) esempio di quando la pura e antica tradizione prevale sulla modernità troppo voluttuaria, soprattutto in ambito economico. 

 

 

C’era una volta… il 1877, anno in cui l’All England Lawn Tennis and Croquet Club decise di istituire il torneo di Wimbledon. Da quel 2 luglio, data di inizio della prima edizione, sono cambiate molte cose: grandi campioni hanno ceduto il trono ad altri, alcune regole sono state abolite o corrette e persino il Centre Court, lo stadio principale, ha modificato il proprio aspetto dopo i lavori di ristrutturazione del 2009 che hanno fornito l’impianto di una copertura per la pioggia.

Tuttavia, l’unica peculiarità rimasta invariata nel corso del tempo è proprio il colore del vestiario, rigorosamente total white sia per gli uomini che per le donne (da qualche anno sono tollerate aggiunte di altri colori di massimo un centimetro).

 


Agli albori del torneo, l’eleganza, il bell’aspetto e lo stile costituivano la prassi generale ed ebbero la meglio sulla praticità: gli uomini indossavano lunghi pantaloni in flanella, mentre le donne i corsetti, lunghe e pesanti tuniche che coprivano anche le braccia, e i grembiuli, dotati di tasche per le palline. Da questo clima di piacevolezza scaturì l’idea del bianco, colore scelto per nascondere le chiazze di sudore degli atleti.

 

 

             

 



Negli anni ’20, il cambiamento fu notevole, specialmente per la donna: abbandonati i corsetti e i grembiuli, le gambe delle atlete iniziarono a restare scoperte. La tennista che incarnò alla perfezione il movimento rivoluzionario fu Susanne Lenglen, soprannominata la Diva per i movimenti tersicorei che la caratterizzavano.

Gli uomini cominciarono ad indossare una giacca, mentre bisogna aspettare gli anni ’30 per vederli con i primi pantaloncini corti.

 

 

 

 

 

Negli anni che coincisero con la Seconda Guerra Mondiale fu raggiunto il culmine dell’impudicizia: le gonne si fecero sempre più corte e l’opinione pubblica si scagliò contro Ted Tinling, stilista del tempo che ideò le creazioni più stravaganti.

 

 

 


Verso la fine del secolo scorso, i pantaloncini degli uomini diventarono un vero e proprio cult per la loro aderenza, così come le prime magliette traspirabili.

In questo periodo, i primi sponsor apparirono sui vestiti degli atleti e l’abbigliamento cominciò a presentarsi leggermente meno rigido e più flessibile dal punto di vista cromatico.

 

 



 

Al giorno d’oggi, il bianco rimane l’elemento fondante di Wimbledon, anche se gli atleti sfoggiano ormai abiti sempre più originali, nuovi materiali vengono testati e tutto soggiace alle volontà delle aziende di abbigliamento.

C’è chi, però, non tradisce mai la sua classe neppure nel vestirsi e permette di riassaporare il fascino primordiale del torneo: parliamo di Roger Federer, elegante sia in campo che… prima di entrarci, con la sua classica giacca d’altri tempi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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