18 aprile 2021: Superlega, la morte del calcio (?) – Morion 18 aprile 2021: Superlega, la morte del calcio (?) – Morion
18 aprile 2021: Superlega, la morte del calcio (?)

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18 aprile 2021: Superlega, la morte del calcio (?)

Di Lorenzo Corleto

 

La pandemia di Coronavirus ha colpito e salassato la stragrande maggioranza del mondo, causando una crisi sanitaria e finanziaria della quale siamo, ahinoi, ben edotti.

Anche lo sport ha profondamente accusato il colpo: dal punto di vista dello spettacolo in primis, che è la chiave di volta di ogni manifestazione, senza parlare poi delle ingenti perdite ai danni di associazioni, federazioni, squadre, atleti, organizzatori e così via.

Il calcio, in particolare, è ormai diventato una fabbrica che si basa sulle immagini dei calciatori, sull’entusiasmo del pubblico, sui trasferimenti forsennati; tutte prerogative il cui valore è giocoforza venuto meno in quest’anno e poco più di pandemia e la cui soppressione ha dato adito a nuovi mezzi per risollevare il destino del pallone e di tutto ciò che gli gira attorno.

La Superlega, senza dubbio alcuno, è uno di questi: nasce proprio per mere ragioni economiche. Non è mio obiettivo contrastare tale scelta, né risalire concretamente al casus belli, né tantomeno discorrere del problema finanziario, ma ritengo imprescindibile accennare al vero motivo che ha portato alla creazione di una competizione del tutto nuova e rivoluzionaria per presentarne i connotati.

 

 

La Super League nasce dalla volontà di 12 club europei fondatori (Milan, Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Barcellona, Manchester United, Real Madrid e Tottenham) di offrire agli amanti del calcio una nuova competizione dedicata alle squadre elitarie.

Queste ultime saranno 20, suddivise nella seguente modalità: 15 posti assegnati ai club fondatori (tuttora, come detto, sono 12, gli altri 3 dovranno essere decisi) e assegnati attraverso un meccanismo meritocratico basato sui risultati della stagione precedente.

 

 I 12 club fondatori della Super League

 

Divise in 2 gironi da 10, le squadre si affronteranno infrasettimanalmente, a partire da agosto fino alla finale di maggio, sia in casa che in trasferta come in un classico girone di Champions League.

La novità risiede nell’accesso diretto ai quarti di finale delle prime di ogni girone e nello scontro decisivo tra la quarta e la quinta classificata per gli ultimi 2 posti. I quarti e le semifinali si svolgeranno in entrambi gli stadi dei team rimanenti, mentre la finale sarà una gara secca da disputare in campo neutro.

 

 

Il caos è scoppiato in nottata, quando i 12 club fondatori hanno annunciato mediaticamente la nascita della Super League e la loro conseguente partecipazione.

“La Super League è realtà” è lo slogan diffusosi in tutto il mondo del calcio: Florentino Perez, il nuovo presidente, si è dichiarato pronto ad “aiutare il calcio ad ogni livello e a portarlo ad occupare il posto che a ragione gli spetta nel mondo”, mentre Joel Glazer, il vicepresidente, ha dichiarato che “la Super League aprirà un nuovo capitolo per il calcio europeo”.

Andrea Agnelli, dal canto suo, si è dimesso da presidente dell’Eca e dall’esecutivo Uefa per diventare anche lui vicepresidente della nuova competizione, il cui progetto sarà finanziato dalla banca JP Morgan.

In mattinata, ecco arrivare le prime lamentele: in Italia, Atalanta, Cagliari e Verona hanno chiesto l’esclusione di Juventus, Inter e Milan dalla Serie A, mentre l'AD del Sassuolo Giovanni Carnevali ha affermato che la Super League “rischia di uccidere il campionato”.

In Germania, il Ceo del Borussia Dortmund Watzke ha dichiarato che il club è legato al Bayern Monaco per la riforma della Champions League; in Inghilterra, il Premier Boris Johnson ha alzato i toni confermando la volontà di bloccare sul nascere il nuovo progetto della Superlega.

In risposta al ricalcitramento dell’Uefa mostrato dal suo presidente Ceferin, i 12 club hanno emanato un duro comunicato nel quale si sono detti “pronti ad adottare misure protettive e non intenzionati a sostituire le altre competizioni, bensì a fiancheggiarle”.

 

Aleksander Ceferin, presidente dell'Uefa

 

Il botta e risposta si è fatto sempre più caldo e il presidente Ceferin ha rilasciato dichiarazioni pesantissime nel primo pomeriggio, sostenendo che il “progetto Superlega è orribile”, minacciando che “chi vi partecipa non giocherà i Mondiali e gli Europei” e denunciando l’avidità e l’insensibilità dei club fondatori, i quali verranno esclusi senza troppi scrupoli dalle competizioni Uefa se non faranno un passo indietro.

In aggiunta, Ceferin ha presentato per ripicca il nuovo formato della Champions League a partire dal 2024.

Col passare delle ore e con l’intensificarsi della maretta, la parola è passata alle autorità più celebri, dal presidente della Figc Gravina, dichiaratosi “al fianco dei tifosi e contro la Superlega”, al presidente del Consiglio Draghi, il cui governo “vuole preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport”.

Persino alcuni calciatori si sono esposti ufficialmente: Bruno Fernandes, centrocampista del Manchester United, è uscito allo scoperto dicendo in una storia su Instagram che “i sogni non possono essere comprati”, mentre è ancora più romantico il messaggio dello spagnolo del Psg Ander Herrera: “Amo il calcio e non posso restare in silenzio. Il ricco non deve rubare quello che è stato creato dal popolo, ovvero il gioco più bello del pianeta”.

 

 Ander Herrera, in forza al Psg

 

Nei prossimi giorni ci saranno sicuramente novità in merito, ma intanto non possiamo che augurarci che sia il calcio a vincere, contro tutto e tutti. Per il bene dei tifosi.