21 febbraio 2018: Goggia sul tetto del mondo – Morion 21 febbraio 2018: Goggia sul tetto del mondo – Morion
21 febbraio 2018: Goggia sul tetto del mondo

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21 febbraio 2018: Goggia sul tetto del mondo

Di Lorenzo Corleto

 

Stazione sciistica di Jeongseon, PyeongChang, Corea del Sud, ore 11:00.

Mentre l’Italia è già abbondantemente caduta tra le braccia di Morfeo, dall’altra parte del mondo Sofia Goggia si appresta a scendere il Jeongseon Downhill, lungo 2775 metri con un dislivello di 730 metri.

Sul punto di partenza, ad un’altezza di 1275 metri, dalla quale i monti sembrano colline, Sofia si sistema il casco, gli sci, gli occhiali protettivi con la sua solita meticolosità.

D’altronde, è un’occasione d’oro, di quelle da cogliere al volo per non avere rimpianti: la sciatrice bergamasca può diventare la prima donna italiana a vincere l’oro in discesa libera alle Olimpiadi invernali e vuole anche riscattare la delusione del SuperG, il supergigante nel quale si è classificata solo undicesima.

 

 

Non c’è tempo per l’ansia e i ripensamenti, Sofia ha gli occhi sul percorso che tra qualche secondo calcherà leggiadramente come ha sempre fatto nella sua giovane carriera, ad eccezione di qualche scivolone che avrebbe potuto compromettere seriamente la sua condizione fisica, come nel 2010, quando si ruppe il ginocchio, o nel 2013, quando rimediò la lesione del legamento crociato anteriore.

Un’atleta tormentata dagli infortuni, ma sempre in grado di rialzarsi e di tornare in pista. Mi piace immaginare che in quegli istanti di attesa Sofia stia ripensando alla sua prima vittoria ottenuta ad 8 anni quando era appena una bambina.

Da quel giorno, tante cose sono cambiate, ma dietro la pettorina numero 5 l’entusiasmo e il sorriso sono rimasti gli stessi. Gli sci stanno a Sofia come un figlio sta alla propria mamma.

 

 

Al suono della sirena, Sofia inizia la sua discesa. Le prime curve non lasciano presagire un sentore di vittoria: sono 32 i centesimi di ritardo nei confronti della lussemburghese Tina Weirather, al momento la prima in classifica (finirà poi quarta). Sembra un ritardo di poco, pochissimo conto, ma nello sci basta pure un solo millesimo di secondo per perdere.

Poi, come per magia, la bergamasca raddrizza il baricentro, acquisisce morbidezza nel salto e raggiunge velocità supersoniche in curva; et voilà, al minuto di gara, i centesimi diventano 11, questa volta però di vantaggio, poi 36.

Le pennellate tracciate dalla Goggia sono degne del migliore Van Gogh ed è uno spettacolo per gli occhi vederla danzare tra le bandierine come la mano dell’artista si destreggia sulla tela.

Tuttavia, come in quadro c’è bisogno del tocco finale per completare l’opera, Sofia deve compiere l’ultimo salto per la gloria.

Si abbassa, poi scatta come una molla saltando verso l’alto e ricade a terra in un mix di armonia e sveltezza.

Taglia il traguardo con 63 centesimi di vantaggio sulla Weirather e a fine gara si mette dietro di 9 centesimi la norvegese Ragnhild Mowinckel e di 47 la leggenda vivente Lindsey Vonn.

Tempo finale: 1 minuto, 39 secondi e 22 centesimi.

“Ha trovato l’equilibrio sopra la follia”, commenta commosso il telecronista. Ha trovato le lacrime, all’inno nazionale.

Ha trovato la forza di dimostrare a tutti che per raggiungere i sogni non bisogna guardare indietro, ma avanti.

Verso il traguardo della vita.