Jesse Owens – Morion Jesse Owens – Morion
Jesse Owens

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Jesse Owens

Di Valentina Anglani


Jesse Owens fu un atleta velocista e lunghista statunitense che visse tra il 1913 e il 1980, durante il periodo della grande depressione americana (1929-32) in seguito al crollo di Wall Street, che fu susseguito dalla seconda guerra mondiale. 

Come tutti i ragazzi di colore di quel periodo studiò e lavorò nella povertà e grazie alle sue abilità nella velocità e nel salto in lungo fu ammesso all'università statale dell'Ohio, annunciata ufficialmente solo quando il padre ottenne un posto fisso di lavoro.

Raggiunse il massimo successo con le olimpiadi di Berlino del 1936, durante le quali vinse quattro medaglie d'oro: ai 100m piani, al salto in lungo, ai 200m piani e alla staffetta 4×100m. Dopo le prime tre vittorie in realtà, era pronto a rinunciare alla staffetta per lasciare spazio agli altri concorrenti, ma i suoi dirigenti lo fecero continuare, stabilendo così un nuovo record.

Spettatore di queste olimpiadi fu proprio Adolf Hitler che, secondo la testimonianza di un giornale tedesco, dopo la vittoria del salto in lungo andò via per non congratularsi con Jesse Owens. Invece fu proprio lo stesso atleta, a dichiarare che Hitler lo avesse invece salutato con un cenno della mano e altri testimoni confermarono la sua versione. Owens si iscrisse poi al Partito Repubblicano e nel 1955 fu nominato Ambasciatore dello sport.

Divenuto ormai professionista l'atleta afroamericano concedeva ai velocisti locali dieci o venti iarde di vantaggio, vincendo ugualmente; decise inoltre di sfidare i cavalli, scegliendo quelli purosangue che sarebbero stati storditi dal colpo di pistola dello starter e ciò gli avrebbe lasciato un ampio vantaggio. Dopo la guerra passò all'insegnamento, dedicandosi in particolare alla preparazione atletica della squadra di pallacanestro degli Harlem Globetrotters.

Nel 1976 ottenne la massima onorificenza del movimento olimpico, istituita dal Comitato Olimpico internazionale: il collare d'argento dell'ordine olimpico e nello stesso anno ottenne la medaglia presidenziale della libertà; per aver superato "le barriere del razzismo, della segregazione e del bigottismo".